CERTIFICAZIONE UNICA 2026: COS’E’, CHI LA RICEVE,DOVE SCARICARLA E PERCHE’ SERVE PER IL 730

La Certificazione Unica 2026, spesso indicata con la sigla CU 2026, è il documento fiscale che riepiloga i redditi percepiti nel 2025 da lavoratori dipendenti, pensionati, collaboratori e altri soggetti che hanno ricevuto compensi soggetti a ritenuta. Non si tratta di un semplice prospetto informativo.La Certificazione Unica è uno dei documenti più importanti per la dichiarazione dei redditi, perché contiene i dati utilizzati per compilare correttamente il modello 730 o il modello Redditi. Molti contribuenti ricevono la CU senza sapere davvero come leggerla. Il rischio è non controllare se redditi, ritenute, detrazioni e bonus siano stati indicati correttamente. Per questo motivo è importante verificare la certificazione appena viene rilasciata, soprattutto quando si avvicina la campagna fiscale del 730. In questa guida vediamo: Cos’è la Certificazione Unica 2026 La Certificazione Unica (CU) è il documento con cui il sostituto d’imposta certifica: In pratica, la CU fotografa il rapporto fiscale tra chi ha pagato il reddito e chi lo ha percepito. Questo documento ha una doppia funzione: per il contribuente per verificare i propri dati fiscali e preparare la dichiarazione dei redditi. per l’Agenzia delle Entrate per alimentare il 730 precompilato con le informazioni trasmesse dai sostituti d’imposta. Chi deve ricevere la Certificazione Unica 2026 Devono ricevere la CU 2026 tutti i soggetti che nel 2025 hanno percepito redditi certificati da un sostituto d’imposta. Tra i principali destinatari rientrano: Il documento può essere rilasciato da: Quando viene consegnata la Certificazione Unica 2026 La normativa fiscale prevede che il modello CU sintetico venga consegnato al contribuente entro la scadenza stabilita annualmente. Nello stesso periodo il sostituto d’imposta trasmette i dati anche all’Agenzia delle Entrate, che li utilizza per predisporre il 730 precompilato. Per il contribuente questo significa che la Certificazione Unica arriva prima dell’avvio della campagna dichiarativa e dovrebbe essere controllata subito per verificare eventuali errori. La CU può essere consegnata: Cosa contiene la Certificazione Unica La Certificazione Unica 2026 contiene numerose informazioni fiscali utili per la dichiarazione dei redditi. Sezione Contenuto Perché è importante Dati anagrafici contribuente e sostituto d’imposta verificare la correttezza dell’intestazione Redditi corrisposti lavoro dipendente, pensione, compensi base della dichiarazione dei redditi Ritenute IRPEF imposte trattenute determinano eventuali rimborsi o debiti Addizionali regionali e comunali incidono sul risultato del 730 Detrazioni e bonus detrazioni applicate e crediti verifica dei benefici fiscali Anche una sola voce errata può compromettere il risultato della dichiarazione. Certificazione Unica INPS 2026: dove scaricarla I pensionati e i percettori di prestazioni INPS possono scaricare la Certificazione Unica INPS 2026 attraverso diversi canali. Il documento è disponibile: Molti contribuenti, soprattutto pensionati, preferiscono rivolgersi a un CAF per recuperare e verificare il documento. Certificazione Unica e 730: perché è il documento più importante La Certificazione Unica è il punto di partenza per la compilazione del modello 730. Anche quando si utilizza il 730 precompilato, i dati devono essere controllati perché potrebbero esserci errori o informazioni incomplete. La CU permette di verificare: Senza questo controllo è difficile verificare se il risultato del 730 sia corretto. Errori comuni nella Certificazione Unica Gli errori nella CU non sono rari e possono incidere sul risultato della dichiarazione dei redditi. I problemi più frequenti riguardano: Cosa fare se la Certificazione Unica è sbagliata Se la CU 2026 contiene errori, è necessario intervenire prima di presentare la dichiarazione dei redditi. La procedura corretta è: Perché conviene controllare la CU presso un CAF Controllare la Certificazione Unica prima di presentare la dichiarazione permette di evitare errori nel modello 730. Presso un CAF è possibile: Domande frequenti sulla Certificazione Unica 2026 Cos’è la Certificazione Unica 2026?È il documento fiscale che certifica i redditi percepiti nel 2025 e le imposte trattenute dal sostituto d’imposta. Chi deve ricevere la CU 2026?Lavoratori dipendenti, pensionati, collaboratori e percettori di prestazioni INPS. Dove scaricare la Certificazione Unica INPS?Dal sito INPS tramite l’area MyINPS, dall’app INPS Mobile oppure tramite CAF e patronati. Serve per il modello 730?Sì, è il documento di base per la dichiarazione dei redditi. Cosa fare se la CU è sbagliata?Bisogna chiedere al sostituto d’imposta una Certificazione Unica rettificativa.

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RIFORMA CONDOMINIO 2026: POLIZZA OBBLIGATORIA, QUORUM FACILE E LINEA DURA CONTRO I MOROSI

Il “cantiere” del diritto condominiale si riapre ufficialmente. A oltre dieci anni dalla Legge 220/2012, il nuovo Disegno di Legge AS 1816/2026 punta a rivoluzionare la gestione degli edifici in Italia. Dopo il ritiro della precedente proposta “Gardini”, questo nuovo testo introduce novità sostanziali che spaziano dalle tutele assicurative alla lotta all’insolvenza. Ecco i pilastri della riforma che promette di cambiare il volto delle nostre assemblee. 1. Assicurazione Obbligatoria per l’Edificio La novità più impattante riguarda la sicurezza economica. Il DDL introduce l’obbligo per il condominio di stipulare una polizza catastrofale e di responsabilità civile verso terzi. L’obiettivo è proteggere i proprietari dal perimento (totale o parziale) del fabbricato e dai danni causati a soggetti esterni, standardizzando una pratica che finora era lasciata alla discrezione dei singoli regolamenti. 2. Assemblee più Snellé: Quorum al Ribasso Per evitare le paralisi decisionali, la riforma introduce maggioranze facilitate per i lavori necessari alla sicurezza degli edifici e degli impianti. 3. Guerra alla Morosità e “Sfratto” dai Servizi Il testo usa il pugno di ferro contro chi non paga le quote: 4. Nuove Regole per gli Amministratori La figura del professionista cambia volto, tra semplificazioni e nuovi obblighi: 5. Bonus Fiscale: Detraibilità del Compenso Per la prima volta, si guarda al portafoglio dei cittadini: il compenso dell’amministratore relativo all’abitazione principale diventa detraibile ai fini IRPEF fino a un tetto massimo di 500 euro all’anno. IN SINTESI IL DECRETO LEGGE AS 1816 PREVEDE: Art.1Modifiche all’articolo 1129 del codice civile L’articolo in commento è uno di quelli che, certamente, incide in maniera più intensa sulla materia, prevedendo una serie di rilevanti modifiche al testo vigente dell’articolo 1129 del codice civile.Esso interviene direttamente sull’attività dell’amministratore, nel chiaro tentativo di alleggerirne la posizione, sia nel caso di stallo dell’assemblea che non provveda alla sua sostituzione, sia nel caso di impossibilità di dare corso alla propria attività a causa di persistente morosità.Al riguardo, infatti, non solo si prevede che alla nomina dell’amministratore provveda sempre l’autorità giudiziaria (indipendentemente dal numero dei condòmini) quando il ricorso è presentato dall’amministratore dimissionario, ma, ancora, si stabilisce che il mandatario venga espressamente esonerato da responsabilità (civili, penali ed amministrative) in tutte le ipotesi in cui non abbia potuto adempiere ai suoi doveri a causa della morosità dei condòmini, naturalmente a condizione di aver tentato il recupero del credito nei confronti degli stessi.Ancora, sempre in relazione alla figura dell’amministratore, si prevede che, alla cessazione dell’incarico, egli debba consentire il passaggio delle consegne entro trenta giorni e che sia comunque tenuto all’esecuzione delle attività urgenti e necessarie ad evitare pregiudizi per la compagine condominiale anche in regime di prorogatio, maturando, però, in tali casi il diritto alla percezione di compensi proporzionali sul totale dell’opera.Tale percentuale, invero, è piuttosto contenuta, in quanto non può essere superiore ad un dodicesimo del compenso anno pattuito, coincidendo, pertanto, sostanzialmente, con una mensilità; in ciò si coglie una sostanziale diversità con la proposta Gardini che, al contrario, prevedeva espressamente che l’attività svolta in prorogatio fosse retribuita.Quanto alla durata dell’incarico, poi, si inserisce nell’articolo 1129 del codice civile, la dimensione temporale annuale, con rinnovo tacito alla scadenza, per un periodo di uguale durata, sino alla revoca o alle dimissioni e si specifica che il compenso, indicato analiticamente -oltre che concordato- all’atto della nomina e dell’accettazione, resterà valido anche per i successivi rinnovi.Interessante, sul punto, notare come il disegno di legge in oggetto sanzioni con l’annullabilità della nomina la mancata analitica indicazione del compenso da parte dell’amministratore, con ciò andando in una direzione sostanzialmente divergente da quella della giurisprudenza maggioritaria che, invece, ritiene nulla una simile nomina.Infine, a garanzia della trasparenza della gestione contabile del condominio, accanto all’obbligo dell’apertura del conto corrente dedicato, si impone all’amministratore di pubblicare “on line, in apposita area riservata ai condomini, entro 30 giorni dalla fine di ogni trimestre, il relativo estratto del conto”, addirittura a pena di revoca.Niente deposito dei rendiconti alla camera di Commercio, dunque, come previsto dalla precedente proposta di legge, e questo, se da un lato può semplificare gli adempienti del mandatario, dall’altro nulla aggiunge in termini migliorativi ai fini dell’accesso al credito dell’ente di gestione.Nulla nemmeno in ordine alla figura del revisore contabile, quale figura chiamata in via preventiva ad affiancare l’amministratore, ai fini della certificazione della buona qualità del suo operato in relazione alla redazione dei rendiconti, che caratterizzava, invece, la precedete proposta di legge Gardini.Allo stesso modo, non viene reiterato in questo nuovo disegno di legge l’obbligo, per l’amministratore, di dotarsi di una polizza professionale obbligatoria, sulla scorta di quanto prevsito dalla proposta Gardini, il che, per certi versi, mal si concilia con l’obbligo in tal senso imposto al condominio, come soggetto giuridico. Art. 2Modifiche all’articolo 1136 del codice civile L’articolo 2 interviene direttamente sui quorum costitutivi e deliberativi dell’assemblea, in relazione all’effettuazione dei lavori sulle parti comuni dell’edificio che sono obbligatori per legge, al fine di garantire la sicurezza degli edifici e degli impianti.Tali lavori, ove il testo fosse integralmente confermato, potranno essere deliberati con le maggioranze minime, con le quali oggi, ad esempio, si approvano i rendiconti: sarà sufficiente il voto favorevole di un terzo dei presenti che rappresentino un terzo del valore dell’immobile.Si tratta di una previsione che non convince del tutto, per due ordini di ragioni: in primo luogo, è facile prevedere che pochi condòmini, rappresentanti pochi millesimi, potranno approvare opere anche molto onerose dal punto di vista economico.In secondo luogo, questo ampliamento –di fatto- dei poteri assembleari rischia di alterare i delicati equilibri del condominio, in favore dei condòmini ed a svantaggio dell’amministratore, il cui potere d’impulso –viceversa ampiamente riconosciuto dalla proposta Gardini- viene di fatto quasi del tutto svuotato.E se ciò potrà probabilmente evitare le ricorrenti situazioni di stallo nelle quali l’assemblea non è posta in condizione di deliberare per mancanza di teste e millesimi, d’altra parte comporta il rischio di affidare iniziative anche molto complesse, in termini di adeguamento normativo e di sicurezza, ai condòmini.Questi ultimi, a differenza dell’amministratore, che è professionista del settore, potrebbero non avere –com’è giusto che sia- le necessarie competenze tecniche. Art. 3Obbligatorietà della polizza condominiale per perimento e responsabilità civile verso terzi L’articolo 3 del disegno di legge, interviene sul testo dell’articolo 1135 del codice civile, ampliando di fatto i poteri dell’assemblea, alla quale viene fatto obbligo di provvedere alla stipula o al rinnovo della stipula di un’assicurazione adeguata al valore dell’edificio, che garantisca i condòmini dal perimento parziale o totale dell’edificio e copra la responsabilità civile

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BONUS MAMME 2026: COME FUNZIONA E CHI PUO’ RICHIEDERLO

Il Bonus Mamme 2026 è un aiuto economico pensato per sostenere le lavoratrici madri con redditi medio-bassi. Anche per il prossimo anno la misura viene confermata, ma con alcune modifiche rispetto al 2025, soprattutto per quanto riguarda l’importo e le modalità di pagamento. Prima di presentare la domanda, però, sarà necessario attendere l’apertura della procedura telematica da parte dell’INPS. Solo dopo la pubblicazione delle istruzioni ufficiali sarà possibile inviare la richiesta. Vediamo quindi come funziona il bonus e chi potrà beneficiarne. Cos’è il Bonus Mamme 2026 Il Bonus Mamme 2026 è un contributo economico annuale destinato alle lavoratrici madri con un reddito annuo non superiore a 40.000 euro. Per il 2026 l’importo del contributo aumenta rispetto all’anno precedente. Il bonus infatti passa da 40 euro a 60 euro per ogni mese lavorato nel corso dell’anno. L’importo massimo che si può ricevere arriva quindi a 720 euro complessivi. Diversamente da altre agevolazioni, il pagamento non avverrà mese per mese: il bonus verrà infatti erogato in un’unica soluzione a dicembre 2026. A chi spetta il Bonus Mamme 2026 Il contributo è destinato a diverse categorie di lavoratrici madri. Possono beneficiarne: Oltre alla tipologia di lavoro, è necessario rispettare anche alcuni requisiti legati alla situazione familiare. Il bonus spetta alle: In tutti i casi il reddito annuo non deve superare 40.000 euro. Chi è escluso dal bonus Non tutte le lavoratrici madri possono accedere a questa misura. Restano escluse: In questo caso, infatti, resta attivo l’esonero contributivo fino a 3.000 euro annui, che rappresenta una forma di sostegno alternativa. Quando si potrà fare domanda Per il momento non è ancora possibile presentare la richiesta. Bisognerà attendere che l’INPS attivi la procedura online dedicata al bonus. Solo dopo la pubblicazione delle istruzioni ufficiali e l’apertura della piattaforma sarà possibile inoltrare la domanda. Dove chiedere assistenza Chi desidera verificare se possiede i requisiti o ha bisogno di supporto nella compilazione della domanda può rivolgersi ai patronati.

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SPESE CONDOMINIALI: SI POSSONO DIVIDERE IN PARTI UGUALI?

Nel condominio la regola generale prevede che le spese comuni vengano ripartite secondo il valore millesimale di ciascuna unità immobiliare. Tuttavia, questo criterio non è inderogabile: esistono casi in cui i costi possono essere suddivisi in misura uguale tra tutti i proprietari, ma solo a determinate condizioni. Vediamo nel dettaglio quando ciò è consentito dalla legge. Il criterio ordinario: proporzionalità ai millesimi Il riferimento normativo principale è l’art. 1123 del codice civile, secondo cui le spese necessarie per la conservazione e il godimento delle parti comuni, per i servizi di interesse comune e per le innovazioni deliberate dall’assemblea, devono essere sostenute dai condomini in proporzione al valore della proprietà di ciascuno, salvo diverso accordo. Il principio di fondo è quindi quello della proporzionalità: chi possiede una quota maggiore dell’edificio contribuisce in misura maggiore alle spese comuni. La possibilità di una diversa ripartizione Lo stesso articolo, però, prevede espressamente la possibilità di una “diversa convenzione”. Ciò significa che i condomini possono accordarsi per adottare un criterio alternativo rispetto a quello millesimale, ad esempio una suddivisione delle spese in parti uguali tra tutte le unità immobiliari. La giurisprudenza ha confermato questa possibilità. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22824/2013, ha chiarito che il criterio legale può essere derogato, purché vi sia un accordo valido e unanime tra tutti i condomini. In tal caso, la scelta di dividere i costi in modo paritario è legittima, anche se comporta effetti economici differenti rispetto alla ripartizione proporzionale. Non basta la maggioranza assembleare È importante precisare che una semplice delibera approvata a maggioranza non è sufficiente per modificare i criteri di ripartizione delle spese. Una decisione di questo tipo sarebbe in contrasto con l’art. 1123 c.c. e potrebbe essere impugnata. Per introdurre un criterio diverso è necessario il consenso unanime di tutti i proprietari, formalizzato in un’apposita convenzione. Come deve essere formalizzato l’accordo L’accordo unanime può risultare: Affinché la deroga sia opponibile anche ai futuri acquirenti, è necessario che la clausola sia inserita nel regolamento contrattuale e richiamata nei singoli atti di trasferimento, oppure che sia adeguatamente trascritta nei pubblici registri immobiliari. In assenza di tali presupposti, il nuovo proprietario potrebbe non essere vincolato al criterio di ripartizione diverso da quello legale. In conclusione La suddivisione delle spese condominiali in parti uguali è possibile, ma rappresenta un’eccezione rispetto alla regola generale della proporzionalità ai millesimi. Per essere valida ed efficace, richiede l’accordo unanime di tutti i condomini e una corretta formalizzazione giuridica, soprattutto per garantire la sua efficacia nei confronti dei successivi acquirenti.

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BONUS E AGEVOLAZIONI PER REDDITI BASSI NEL 2026: COSA CAMBIA E COME ACCEDERVI

Anche nel 2026 le famiglie con redditi medio-bassi possono accedere a numerosi bonus e agevolazioni pubbliche. Il sistema degli incentivi viene in parte confermato e in parte rinnovato, con importanti novità legate soprattutto al nuovo calcolo dell’ISEE, entrato in vigore dal 1° gennaio 2026. Per ottenere qualsiasi prestazione agevolata è indispensabile presentare la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU), documento necessario per il rilascio dell’ISEE. Il nostro CAF e Patronato offre assistenza completa nella compilazione e nell’aggiornamento della DSU, nonché nella presentazione delle domande all’INPS e agli enti competenti. Nuovo calcolo ISEE 2026: più vantaggi per famiglie e nuclei numerosi Con l’ultima legge di bilancio, l’INPS ha chiarito le nuove modalità di calcolo dell’ISEE, che risultano più favorevoli per molte famiglie: Queste modifiche determinano, in molti casi, un abbassamento dell’ISEE, consentendo l’accesso a bonus prima esclusi o a importi più elevati. Bonus luce e gas 2026 Il bonus sociale per energia elettrica e gas viene riconosciuto automaticamente dopo verifica dei requisiti tramite il Sistema Informativo Integrato. Bonus energia elettrica L’importo varia in base alla composizione del nucleo familiare: Bonus gas L’importo dipende da: Gli importi variano indicativamente: Soglie ISEE: Bonus per disagio fisico e patologie gravi È confermato il contributo per famiglie in cui sia presente una persona affetta da gravi patologie che richiedono l’uso continuativo di apparecchiature elettromedicali. Il beneficio è calcolato sull’extra consumo energetico: La domanda può essere presentata presso il Comune di residenza, tramite CAF o enti convenzionati. Carte per le spese essenziali Carta Acquisti Prevede un contributo di 80 euro ogni due mesi per: È utilizzabile per alimenti, farmaci e bollette.La richiesta può essere presentata tramite Poste Italiane, INPS o CAF. Carta “Dedicata a Te” Contributo una tantum di 500 euro per beni di prima necessità, destinato a nuclei con ISEE fino a 15.000 euro, individuati da INPS e Comuni. Incentivi per famiglie con figli Le domande si presentano tramite portale INPS, con il supporto del CAF. Bonus psicologo e agevolazioni scuola Aggiornamento ISEE e scadenze INPS Tutti gli ISEE elaborati nel 2025 sono scaduti il 31 dicembre 2025.Chi beneficia di prestazioni legate all’ISEE deve presentare il nuovo documento: Le domande respinte con il vecchio ISEE saranno riesaminate automaticamente con il nuovo calcolo, senza ulteriori adempimenti.

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POSTO AUTO PER DISABILI IN CONDOMINIO: OBBLIGHI DELL’AMMINISTRATORE E DECISIONE DELL’ASSEMBLEA

La gestione dei posti auto condominiali è una delle questioni che più frequentemente genera contestazioni tra i condòmini, soprattutto negli edifici in cui gli spazi sono limitati. La situazione si complica ulteriormente quando nel condominio risiede una persona con disabilità motoria, che ha l’esigenza concreta di parcheggiare il proprio veicolo in prossimità dell’ingresso dell’edificio. In questi casi, è fondamentale che amministratore e assemblea conoscano i limiti delle proprie decisioni e gli obblighi imposti dalla legge, per evitare delibere illegittime e contenziosi. Il diritto all’accessibilità prevale sulle regole condominiali L’ordinamento italiano tutela in modo particolare le persone con disabilità, soprattutto con riferimento all’accesso all’abitazione e all’eliminazione delle barriere architettoniche. Secondo un orientamento ormai consolidato della giurisprudenza, il diritto all’accessibilità prevale sulle regole di pari utilizzo delle parti comuni, come quelle che disciplinano la turnazione o l’assegnazione dei posti auto. Ciò significa che, quando un condomino ha una reale difficoltà di deambulazione, il condominio deve adottare soluzioni idonee a consentirgli di raggiungere la propria abitazione in modo agevole e sicuro, anche derogando alle regole ordinarie di utilizzo del parcheggio condominiale. Posto auto riservato anche in presenza di spazi limitati Uno degli errori più comuni è ritenere che, in mancanza di posti auto sufficienti per tutti, il condominio non sia tenuto a riservare un parcheggio alla persona con disabilità. In realtà, la scarsità di spazio non giustifica il diniego. La giurisprudenza ha chiarito che: Il posto auto riservato deve essere collocato, ove possibile, il più vicino possibile all’ingresso e in una posizione che consenta una fruizione autonoma degli spazi comuni. Il ruolo dell’assemblea e i doveri dell’amministratore L’assemblea condominiale può disciplinare l’uso dei parcheggi, ma non può adottare delibere che comprimano i diritti fondamentali della persona con disabilità. Nel bilanciamento degli interessi, la tutela dell’accessibilità ha carattere prioritario. L’amministratore di condominio ha un ruolo centrale: Una delibera che neghi il posto auto necessario al condomino con disabilità è annullabile perché contraria alla legge e può esporre il condominio a contenziosi giudiziari. Il posto auto per disabili è gratuito? Un tema ricorrente riguarda il pagamento del posto auto, soprattutto nei condomìni in cui l’uso del parcheggio è subordinato a un canone mensile. Quando il posto auto è indispensabile per garantire l’accessibilità della persona con disabilità, non può essere richiesto alcun pagamento. In questo caso, infatti, il parcheggio non rappresenta un servizio aggiuntivo o facoltativo, ma una misura necessaria per eliminare una barriera architettonica o funzionale. Imporre un canone equivarrebbe a introdurre una barriera economica, in contrasto con i principi di uguaglianza sostanziale e non discriminazione. Edifici di nuova costruzione e condomìni esistenti Negli edifici di nuova costruzione trovano applicazione diretta: che prevedono l’obbligo di riservare spazi adeguati alla sosta dei veicoli delle persone con disabilità. Negli edifici più datati, anche se non soggetti a tali obblighi specifici, il diritto al posto auto sussiste comunque e si fonda sull’art. 1102 del Codice Civile, interpretato alla luce dei principi costituzionali. Conclusione: prevenire i conflitti con una corretta gestione condominiale Per evitare controversie e responsabilità, è essenziale che amministratori e assemblee affrontino il tema dei posti auto con un approccio consapevole e conforme alla legge. Quando il parcheggio è necessario per garantire l’accessibilità a una persona con disabilità, deve essere riservato e gratuito, anche a costo di sacrificare interessi secondari degli altri condòmini. Una corretta gestione non tutela solo il condomino con disabilità, ma protegge l’intero condominio da contenziosi e decisioni illegittime.

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AGEVOLAZIONI FISCALI PER LE PERSONE CON DISABILITA’

Il documento illustra in modo chiaro le principali agevolazioni fiscali previste per le persone con disabilità e per i loro familiari. Vengono spiegati i benefici legati all’acquisto e all’adattamento dei veicoli, alle spese sanitarie, agli ausili tecnici, all’assistenza personale e agli interventi per l’eliminazione delle barriere architettoniche, indicando requisiti, modalità e documentazione necessaria. Sul sito è disponibile l’informativa completa con tutti i dettagli aggiornati e le indicazioni operative.

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RIFORMA DEL CONDOMINIO, TRA REGOLE PIU’ STRINGENTI E UNA NUOVA STAGIONE NORMATIVA

La nuova proposta di legge sul condominio riaccende un dibattito che, in realtà, non si è mai davvero spento. Al centro della discussione tornano la gestione dei patrimoni condominiali, il ruolo dell’amministratore e la necessità di rafforzare controlli, requisiti professionali e responsabilità. Un tema che interessa non solo gli addetti ai lavori, ma milioni di cittadini coinvolti, ogni giorno, nella vita condominiale. Perché il condominio è ancora un tema aperto La disciplina del condominio è da sempre un terreno complesso. Negli ultimi vent’anni il legislatore ha più volte tentato di mettere ordine a una materia frammentata, spesso affidata alle interpretazioni della giurisprudenza. Molti progetti sono rimasti incompiuti e, di fatto, l’unico intervento davvero strutturato resta la riforma introdotta con la legge n. 220 del 2012. Nel frattempo, però, la gestione degli edifici è diventata sempre più articolata: impianti, sicurezza, adempimenti fiscali, privacy, lavori straordinari. Tutto questo rende evidente come la figura dell’amministratore non possa più essere improvvisata. Da qui nasce l’esigenza di una maggiore professionalizzazione e di una distinzione più netta tra chi gestisce e chi controlla, per ridurre conflitti e contenziosi. È in questo scenario che si inserisce la nuova proposta di legge n. 2962 (AC 2692), depositata alla Camera dei deputati nel novembre 2025 e presentata ufficialmente il 17 dicembre. Il testo, promosso dall’onorevole Elisabetta Gardini con il supporto di un gruppo di esperti, punta a intervenire in modo organico su parti comuni, amministrazione, assemblea e strumenti di controllo. Fin dalle prime settimane, la proposta ha suscitato reazioni contrastanti, anche a causa di anticipazioni e letture parziali. Tuttavia, a ben vedere, molte critiche sembrano riflettere una certa resistenza verso maggiore trasparenza e controllo nella gestione dei beni comuni. Dopo la presentazione ufficiale sono previsti incontri con le parti sociali per lavorare a un testo più condiviso. Nel frattempo, vale la pena analizzare i punti chiave della riforma. Cosa cambia davvero con la nuova proposta Il progetto di legge ha un respiro ampio e ambizioso. L’obiettivo dichiarato è riscrivere buona parte delle norme del codice civile che regolano il condominio e i suoi organi. Uno dei punti più discussi riguarda la figura dell’amministratore: è previsto l’obbligo di una laurea, anche triennale, in materie economiche, giuridiche o tecnico-scientifiche, oltre all’iscrizione in un elenco nazionale pubblico e telematico istituito presso il Ministero delle imprese e del made in Italy. Una scelta che punta chiaramente a innalzare il livello professionale della categoria. Accanto a questo, la proposta introduce la figura del revisore condominiale, un soggetto terzo, indipendente e certificato, incaricato di verificare la contabilità e certificare il rendiconto. Anche qui l’intento è chiaro: ridurre il contenzioso e offrire maggiori garanzie sia ai condomini sia agli amministratori. I rendiconti certificati dovrebbero inoltre essere depositati presso la Camera di Commercio competente. Nel complesso, emerge la volontà di trasformare in norma molti orientamenti giurisprudenziali ormai consolidati, cercando di dare risposte definitive alle criticità emerse dopo la riforma del 2012. Più regole, più controlli, più chiarezza Uno dei fili conduttori dell’intera proposta è la trasparenza. A partire dalla durata dell’incarico dell’amministratore, fissata in un anno con rinnovo automatico, salvo diversa decisione dell’assemblea. Diventa centrale anche il tema dell’assicurazione professionale: la polizza di responsabilità civile, prima facoltativa, diventa una condizione essenziale per la validità della nomina, salvo dispensa espressa dell’assemblea. Un passaggio che rafforza le tutele per i condomini. Sul piano finanziario, la riforma chiarisce che tutti i pagamenti, in entrata e in uscita, devono transitare su un conto corrente dedicato al condominio. Di fatto, viene sancito il divieto di utilizzo del contante, aumentando la tracciabilità dei flussi economici e riducendo le zone d’ombra. Il nuovo equilibrio tra amministratore e assemblea Il rendiconto condominiale viene al centro della riforma. Sono previsti tempi più stringenti per la sua presentazione e criteri più dettagliati per la redazione, con l’obiettivo di renderlo più chiaro e comprensibile. Si introduce anche l’obbligo di una certificazione annuale della sicurezza delle parti comuni, affidata a società specializzate. Inoltre, vengono ampliati i poteri dell’amministratore in caso di urgenza, includendo la possibilità di intervenire per la messa a norma degli impianti anche in presenza di inerzia dell’assemblea. Quest’ultima vede comunque rafforzate le proprie competenze, soprattutto in materia di privacy e trattamento dei dati personali. Sul fronte della formazione, l’aggiornamento professionale obbligatorio passa da quindici a venti ore annue, mentre l’esercizio della professione senza iscrizione all’elenco nazionale viene espressamente sanzionato. Le questioni aperte e i possibili correttivi Accanto agli aspetti innovativi, non mancano le criticità. Positiva appare l’idea di rendere più semplice l’avvio dei lavori straordinari, collegando la costituzione del fondo speciale all’approvazione del preventivo e non più all’intero importo dei lavori. Restano però alcune questioni aperte. La tutela dei creditori del condominio, che potrebbero agire direttamente sul conto corrente per l’intero credito, rischia di penalizzare i condomini in regola con i pagamenti. Dubbi emergono anche sull’estensione dei poteri dei rappresentanti nei supercondomini alle attività straordinarie. Inoltre, colpisce l’assenza di qualsiasi riferimento al riconoscimento della piena personalità giuridica del condominio. Infine, resta da valutare l’impatto economico della riforma: più obblighi, più controlli e più adempimenti potrebbero tradursi in costi maggiori per i condomini. Si tratta però di elementi fisiologici in una riforma di ampio respiro, che potranno essere affinati durante l’iter parlamentare, anche introducendo correttivi a tutela dei condomini virtuosi e chiarendo meglio ruoli e responsabilità degli organi di gestione e controllo.

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BONUS RISTRUTTURAZIONI ED ECOBONUS: PROPROGA PER IL 2026

Il Documento Programmatico di Bilancio (DPB) 2026–2028, inviato dal Governo alla Commissione Europea e al Parlamento italiano, conferma la proroga per tutto il 2026 delle attuali agevolazioni fiscali per interventi di ristrutturazione edilizia e di efficientamento energetico. Aliquote confermate Per il 2026 restano in vigore le seguenti percentuali di detrazione: Senza la proroga, le aliquote sarebbero scese — come previsto dalla Legge di Bilancio 2024 — al 36% per la prima casa e al 30% per le seconde abitazioni a partire dal 2026. Interventi ammessi Rientrano nei bonus edilizi 2026 tutti gli interventi già previsti dai due principali incentivi: Spese ammissibili Oltre ai lavori, sono detraibili anche le spese professionali connesse: Limiti e modalità di detrazione

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PENSIONATI 2024: QUANDO LA PENSIONE SI PUO’ CUMULARE CON LAVORO AUTONOMO E QUANDO NO

Ogni anno l’INPS ricorda ai pensionati le regole da seguire se, oltre alla pensione, svolgono anche un’attività lavorativa.Per il 2024, chi è andato in pensione entro quest’anno e ha guadagnato qualcosa da lavoro autonomo (cioè attività svolta in proprio, anche occasionale) deve comunicarlo all’INPS entro il 31 ottobre 2025.La data è la stessa prevista per la dichiarazione dei redditi. Non tutti, però, devono fare questa comunicazione.Sono esclusi dall’obbligo i pensionati di vecchiaia, quelli di anzianità e chi percepisce un assegno o una pensione di invalidità con decorrenza anteriore al 31 dicembre 1994.Non devono dichiarare nemmeno coloro che hanno maturato almeno 40 anni di contributi, perché per loro non valgono più i limiti di cumulo tra pensione e redditi da lavoro. I limiti al cumulo restano invece per alcune categorie di pensionati.Ad esempio, per chi riceve un assegno o una pensione di invalidità più alta del trattamento minimo, ma ha meno di 40 anni di contributi e continua a lavorare, sia come dipendente sia come autonomo.In questi casi, se i redditi da lavoro superano il trattamento minimo annuo, l’INPS può applicare delle riduzioni sulla pensione.Lo stesso vale per i pensionati di anzianità che hanno trasformato il loro rapporto di lavoro da tempo pieno a part-time. Le trattenute vengono fatte in modo diverso a seconda del tipo di lavoro.Se si tratta di lavoro dipendente, il datore di lavoro trattiene il 50% della parte di pensione che supera il trattamento minimo e versa la somma all’ente previdenziale.Se invece si tratta di lavoro autonomo, la trattenuta è pari al 30% della parte di pensione che supera il trattamento minimo, ma non può superare il 30% del reddito guadagnato. Anche chi lavora all’estero deve comunicare la propria attività all’INPS, indicando la data di inizio, il numero di giornate lavorate e l’importo mensile della retribuzione. Nel comunicare i redditi da lavoro autonomo, bisogna indicare gli importi al netto dei contributi previdenziali e assistenziali, ma prima delle tasse.Chi svolge un’attività d’impresa può anche sottrarre eventuali perdite deducibili dell’anno di riferimento. È importante non dimenticare questa comunicazione: chi non la presenta rischia una sanzione pesante, pari a un intero anno di pensione percepita nel periodo in questione. Infine, per l’anno successivo (cioè il 2025), l’INPS permette di inviare anche una dichiarazione preventiva, dove il pensionato indica quanto prevede di guadagnare.In questo modo, l’ente potrà calcolare in anticipo eventuali trattenute provvisorie, che poi saranno regolate in base al reddito effettivo.

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