La nuova proposta di legge sul condominio riaccende un dibattito che, in realtà, non si è mai davvero spento. Al centro della discussione tornano la gestione dei patrimoni condominiali, il ruolo dell’amministratore e la necessità di rafforzare controlli, requisiti professionali e responsabilità. Un tema che interessa non solo gli addetti ai lavori, ma milioni di cittadini coinvolti, ogni giorno, nella vita condominiale. Perché il condominio è ancora un tema aperto La disciplina del condominio è da sempre un terreno complesso. Negli ultimi vent’anni il legislatore ha più volte tentato di mettere ordine a una materia frammentata, spesso affidata alle interpretazioni della giurisprudenza. Molti progetti sono rimasti incompiuti e, di fatto, l’unico intervento davvero strutturato resta la riforma introdotta con la legge n. 220 del 2012. Nel frattempo, però, la gestione degli edifici è diventata sempre più articolata: impianti, sicurezza, adempimenti fiscali, privacy, lavori straordinari. Tutto questo rende evidente come la figura dell’amministratore non possa più essere improvvisata. Da qui nasce l’esigenza di una maggiore professionalizzazione e di una distinzione più netta tra chi gestisce e chi controlla, per ridurre conflitti e contenziosi. È in questo scenario che si inserisce la nuova proposta di legge n. 2962 (AC 2692), depositata alla Camera dei deputati nel novembre 2025 e presentata ufficialmente il 17 dicembre. Il testo, promosso dall’onorevole Elisabetta Gardini con il supporto di un gruppo di esperti, punta a intervenire in modo organico su parti comuni, amministrazione, assemblea e strumenti di controllo. Fin dalle prime settimane, la proposta ha suscitato reazioni contrastanti, anche a causa di anticipazioni e letture parziali. Tuttavia, a ben vedere, molte critiche sembrano riflettere una certa resistenza verso maggiore trasparenza e controllo nella gestione dei beni comuni. Dopo la presentazione ufficiale sono previsti incontri con le parti sociali per lavorare a un testo più condiviso. Nel frattempo, vale la pena analizzare i punti chiave della riforma. Cosa cambia davvero con la nuova proposta Il progetto di legge ha un respiro ampio e ambizioso. L’obiettivo dichiarato è riscrivere buona parte delle norme del codice civile che regolano il condominio e i suoi organi. Uno dei punti più discussi riguarda la figura dell’amministratore: è previsto l’obbligo di una laurea, anche triennale, in materie economiche, giuridiche o tecnico-scientifiche, oltre all’iscrizione in un elenco nazionale pubblico e telematico istituito presso il Ministero delle imprese e del made in Italy. Una scelta che punta chiaramente a innalzare il livello professionale della categoria. Accanto a questo, la proposta introduce la figura del revisore condominiale, un soggetto terzo, indipendente e certificato, incaricato di verificare la contabilità e certificare il rendiconto. Anche qui l’intento è chiaro: ridurre il contenzioso e offrire maggiori garanzie sia ai condomini sia agli amministratori. I rendiconti certificati dovrebbero inoltre essere depositati presso la Camera di Commercio competente. Nel complesso, emerge la volontà di trasformare in norma molti orientamenti giurisprudenziali ormai consolidati, cercando di dare risposte definitive alle criticità emerse dopo la riforma del 2012. Più regole, più controlli, più chiarezza Uno dei fili conduttori dell’intera proposta è la trasparenza. A partire dalla durata dell’incarico dell’amministratore, fissata in un anno con rinnovo automatico, salvo diversa decisione dell’assemblea. Diventa centrale anche il tema dell’assicurazione professionale: la polizza di responsabilità civile, prima facoltativa, diventa una condizione essenziale per la validità della nomina, salvo dispensa espressa dell’assemblea. Un passaggio che rafforza le tutele per i condomini. Sul piano finanziario, la riforma chiarisce che tutti i pagamenti, in entrata e in uscita, devono transitare su un conto corrente dedicato al condominio. Di fatto, viene sancito il divieto di utilizzo del contante, aumentando la tracciabilità dei flussi economici e riducendo le zone d’ombra. Il nuovo equilibrio tra amministratore e assemblea Il rendiconto condominiale viene al centro della riforma. Sono previsti tempi più stringenti per la sua presentazione e criteri più dettagliati per la redazione, con l’obiettivo di renderlo più chiaro e comprensibile. Si introduce anche l’obbligo di una certificazione annuale della sicurezza delle parti comuni, affidata a società specializzate. Inoltre, vengono ampliati i poteri dell’amministratore in caso di urgenza, includendo la possibilità di intervenire per la messa a norma degli impianti anche in presenza di inerzia dell’assemblea. Quest’ultima vede comunque rafforzate le proprie competenze, soprattutto in materia di privacy e trattamento dei dati personali. Sul fronte della formazione, l’aggiornamento professionale obbligatorio passa da quindici a venti ore annue, mentre l’esercizio della professione senza iscrizione all’elenco nazionale viene espressamente sanzionato. Le questioni aperte e i possibili correttivi Accanto agli aspetti innovativi, non mancano le criticità. Positiva appare l’idea di rendere più semplice l’avvio dei lavori straordinari, collegando la costituzione del fondo speciale all’approvazione del preventivo e non più all’intero importo dei lavori. Restano però alcune questioni aperte. La tutela dei creditori del condominio, che potrebbero agire direttamente sul conto corrente per l’intero credito, rischia di penalizzare i condomini in regola con i pagamenti. Dubbi emergono anche sull’estensione dei poteri dei rappresentanti nei supercondomini alle attività straordinarie. Inoltre, colpisce l’assenza di qualsiasi riferimento al riconoscimento della piena personalità giuridica del condominio. Infine, resta da valutare l’impatto economico della riforma: più obblighi, più controlli e più adempimenti potrebbero tradursi in costi maggiori per i condomini. Si tratta però di elementi fisiologici in una riforma di ampio respiro, che potranno essere affinati durante l’iter parlamentare, anche introducendo correttivi a tutela dei condomini virtuosi e chiarendo meglio ruoli e responsabilità degli organi di gestione e controllo.