2025

RIFORMA DEL CONDOMINIO, TRA REGOLE PIU’ STRINGENTI E UNA NUOVA STAGIONE NORMATIVA

La nuova proposta di legge sul condominio riaccende un dibattito che, in realtà, non si è mai davvero spento. Al centro della discussione tornano la gestione dei patrimoni condominiali, il ruolo dell’amministratore e la necessità di rafforzare controlli, requisiti professionali e responsabilità. Un tema che interessa non solo gli addetti ai lavori, ma milioni di cittadini coinvolti, ogni giorno, nella vita condominiale. Perché il condominio è ancora un tema aperto La disciplina del condominio è da sempre un terreno complesso. Negli ultimi vent’anni il legislatore ha più volte tentato di mettere ordine a una materia frammentata, spesso affidata alle interpretazioni della giurisprudenza. Molti progetti sono rimasti incompiuti e, di fatto, l’unico intervento davvero strutturato resta la riforma introdotta con la legge n. 220 del 2012. Nel frattempo, però, la gestione degli edifici è diventata sempre più articolata: impianti, sicurezza, adempimenti fiscali, privacy, lavori straordinari. Tutto questo rende evidente come la figura dell’amministratore non possa più essere improvvisata. Da qui nasce l’esigenza di una maggiore professionalizzazione e di una distinzione più netta tra chi gestisce e chi controlla, per ridurre conflitti e contenziosi. È in questo scenario che si inserisce la nuova proposta di legge n. 2962 (AC 2692), depositata alla Camera dei deputati nel novembre 2025 e presentata ufficialmente il 17 dicembre. Il testo, promosso dall’onorevole Elisabetta Gardini con il supporto di un gruppo di esperti, punta a intervenire in modo organico su parti comuni, amministrazione, assemblea e strumenti di controllo. Fin dalle prime settimane, la proposta ha suscitato reazioni contrastanti, anche a causa di anticipazioni e letture parziali. Tuttavia, a ben vedere, molte critiche sembrano riflettere una certa resistenza verso maggiore trasparenza e controllo nella gestione dei beni comuni. Dopo la presentazione ufficiale sono previsti incontri con le parti sociali per lavorare a un testo più condiviso. Nel frattempo, vale la pena analizzare i punti chiave della riforma. Cosa cambia davvero con la nuova proposta Il progetto di legge ha un respiro ampio e ambizioso. L’obiettivo dichiarato è riscrivere buona parte delle norme del codice civile che regolano il condominio e i suoi organi. Uno dei punti più discussi riguarda la figura dell’amministratore: è previsto l’obbligo di una laurea, anche triennale, in materie economiche, giuridiche o tecnico-scientifiche, oltre all’iscrizione in un elenco nazionale pubblico e telematico istituito presso il Ministero delle imprese e del made in Italy. Una scelta che punta chiaramente a innalzare il livello professionale della categoria. Accanto a questo, la proposta introduce la figura del revisore condominiale, un soggetto terzo, indipendente e certificato, incaricato di verificare la contabilità e certificare il rendiconto. Anche qui l’intento è chiaro: ridurre il contenzioso e offrire maggiori garanzie sia ai condomini sia agli amministratori. I rendiconti certificati dovrebbero inoltre essere depositati presso la Camera di Commercio competente. Nel complesso, emerge la volontà di trasformare in norma molti orientamenti giurisprudenziali ormai consolidati, cercando di dare risposte definitive alle criticità emerse dopo la riforma del 2012. Più regole, più controlli, più chiarezza Uno dei fili conduttori dell’intera proposta è la trasparenza. A partire dalla durata dell’incarico dell’amministratore, fissata in un anno con rinnovo automatico, salvo diversa decisione dell’assemblea. Diventa centrale anche il tema dell’assicurazione professionale: la polizza di responsabilità civile, prima facoltativa, diventa una condizione essenziale per la validità della nomina, salvo dispensa espressa dell’assemblea. Un passaggio che rafforza le tutele per i condomini. Sul piano finanziario, la riforma chiarisce che tutti i pagamenti, in entrata e in uscita, devono transitare su un conto corrente dedicato al condominio. Di fatto, viene sancito il divieto di utilizzo del contante, aumentando la tracciabilità dei flussi economici e riducendo le zone d’ombra. Il nuovo equilibrio tra amministratore e assemblea Il rendiconto condominiale viene al centro della riforma. Sono previsti tempi più stringenti per la sua presentazione e criteri più dettagliati per la redazione, con l’obiettivo di renderlo più chiaro e comprensibile. Si introduce anche l’obbligo di una certificazione annuale della sicurezza delle parti comuni, affidata a società specializzate. Inoltre, vengono ampliati i poteri dell’amministratore in caso di urgenza, includendo la possibilità di intervenire per la messa a norma degli impianti anche in presenza di inerzia dell’assemblea. Quest’ultima vede comunque rafforzate le proprie competenze, soprattutto in materia di privacy e trattamento dei dati personali. Sul fronte della formazione, l’aggiornamento professionale obbligatorio passa da quindici a venti ore annue, mentre l’esercizio della professione senza iscrizione all’elenco nazionale viene espressamente sanzionato. Le questioni aperte e i possibili correttivi Accanto agli aspetti innovativi, non mancano le criticità. Positiva appare l’idea di rendere più semplice l’avvio dei lavori straordinari, collegando la costituzione del fondo speciale all’approvazione del preventivo e non più all’intero importo dei lavori. Restano però alcune questioni aperte. La tutela dei creditori del condominio, che potrebbero agire direttamente sul conto corrente per l’intero credito, rischia di penalizzare i condomini in regola con i pagamenti. Dubbi emergono anche sull’estensione dei poteri dei rappresentanti nei supercondomini alle attività straordinarie. Inoltre, colpisce l’assenza di qualsiasi riferimento al riconoscimento della piena personalità giuridica del condominio. Infine, resta da valutare l’impatto economico della riforma: più obblighi, più controlli e più adempimenti potrebbero tradursi in costi maggiori per i condomini. Si tratta però di elementi fisiologici in una riforma di ampio respiro, che potranno essere affinati durante l’iter parlamentare, anche introducendo correttivi a tutela dei condomini virtuosi e chiarendo meglio ruoli e responsabilità degli organi di gestione e controllo.

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BONUS RISTRUTTURAZIONI ED ECOBONUS: PROPROGA PER IL 2026

Il Documento Programmatico di Bilancio (DPB) 2026–2028, inviato dal Governo alla Commissione Europea e al Parlamento italiano, conferma la proroga per tutto il 2026 delle attuali agevolazioni fiscali per interventi di ristrutturazione edilizia e di efficientamento energetico. Aliquote confermate Per il 2026 restano in vigore le seguenti percentuali di detrazione: Senza la proroga, le aliquote sarebbero scese — come previsto dalla Legge di Bilancio 2024 — al 36% per la prima casa e al 30% per le seconde abitazioni a partire dal 2026. Interventi ammessi Rientrano nei bonus edilizi 2026 tutti gli interventi già previsti dai due principali incentivi: Spese ammissibili Oltre ai lavori, sono detraibili anche le spese professionali connesse: Limiti e modalità di detrazione

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PENSIONATI 2024: QUANDO LA PENSIONE SI PUO’ CUMULARE CON LAVORO AUTONOMO E QUANDO NO

Ogni anno l’INPS ricorda ai pensionati le regole da seguire se, oltre alla pensione, svolgono anche un’attività lavorativa.Per il 2024, chi è andato in pensione entro quest’anno e ha guadagnato qualcosa da lavoro autonomo (cioè attività svolta in proprio, anche occasionale) deve comunicarlo all’INPS entro il 31 ottobre 2025.La data è la stessa prevista per la dichiarazione dei redditi. Non tutti, però, devono fare questa comunicazione.Sono esclusi dall’obbligo i pensionati di vecchiaia, quelli di anzianità e chi percepisce un assegno o una pensione di invalidità con decorrenza anteriore al 31 dicembre 1994.Non devono dichiarare nemmeno coloro che hanno maturato almeno 40 anni di contributi, perché per loro non valgono più i limiti di cumulo tra pensione e redditi da lavoro. I limiti al cumulo restano invece per alcune categorie di pensionati.Ad esempio, per chi riceve un assegno o una pensione di invalidità più alta del trattamento minimo, ma ha meno di 40 anni di contributi e continua a lavorare, sia come dipendente sia come autonomo.In questi casi, se i redditi da lavoro superano il trattamento minimo annuo, l’INPS può applicare delle riduzioni sulla pensione.Lo stesso vale per i pensionati di anzianità che hanno trasformato il loro rapporto di lavoro da tempo pieno a part-time. Le trattenute vengono fatte in modo diverso a seconda del tipo di lavoro.Se si tratta di lavoro dipendente, il datore di lavoro trattiene il 50% della parte di pensione che supera il trattamento minimo e versa la somma all’ente previdenziale.Se invece si tratta di lavoro autonomo, la trattenuta è pari al 30% della parte di pensione che supera il trattamento minimo, ma non può superare il 30% del reddito guadagnato. Anche chi lavora all’estero deve comunicare la propria attività all’INPS, indicando la data di inizio, il numero di giornate lavorate e l’importo mensile della retribuzione. Nel comunicare i redditi da lavoro autonomo, bisogna indicare gli importi al netto dei contributi previdenziali e assistenziali, ma prima delle tasse.Chi svolge un’attività d’impresa può anche sottrarre eventuali perdite deducibili dell’anno di riferimento. È importante non dimenticare questa comunicazione: chi non la presenta rischia una sanzione pesante, pari a un intero anno di pensione percepita nel periodo in questione. Infine, per l’anno successivo (cioè il 2025), l’INPS permette di inviare anche una dichiarazione preventiva, dove il pensionato indica quanto prevede di guadagnare.In questo modo, l’ente potrà calcolare in anticipo eventuali trattenute provvisorie, che poi saranno regolate in base al reddito effettivo.

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ALLOGGIO DEL PORTIERE: CHI PAGA LE SPESE CONDOMINIALI, LE BOLLETTE E IL RISCALDAMENTO?

Meta description (160 caratteri):Scopri chi paga le spese e le bollette dell’alloggio del portiere: cosa dice la legge, come funziona il comodato gratuito e cosa prevede il CCNL. Il ruolo del portiere nei condomìni: una figura indispensabile Nei condomìni di grandi dimensioni, soprattutto nelle città, la figura del portiere è ancora oggi una presenza preziosa.Si occupa della sorveglianza, della custodia dello stabile, della gestione delle chiavi e della pulizia degli spazi comuni. È la persona che garantisce sicurezza, ordine e disponibilità quotidiana ai residenti. Per agevolare il suo lavoro, molti condomìni mettono a disposizione del portiere un piccolo appartamento all’interno dell’edificio, spesso offerto in comodato d’uso gratuito.Ma chi paga le spese relative a questa abitazione? E a chi spettano le bollette? L’alloggio del portiere è una parte comune del condominio Secondo il Codice Civile, l’alloggio del portiere rientra tra le parti comuni dell’edificio. È considerato un “locale di servizio comune”, al pari della portineria o della lavanderia condominiale. Questo significa che l’appartamento non è di proprietà del portiere, ma del condominio nel suo complesso.Di conseguenza, tutte le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria — come tinteggiature, riparazioni o lavori agli impianti — vengono suddivise tra i condomini, in base ai millesimi o a quanto stabilito dal regolamento. Comodato d’uso gratuito: cosa significa per il portiere Quando l’alloggio viene concesso in comodato d’uso gratuito, il portiere può utilizzarlo senza pagare un affitto.Questo tipo di contratto serve a garantire la sua presenza costante nello stabile, ma prevede anche alcuni obblighi: Anche se l’accordo prevede un piccolo rimborso per le utenze, il contratto resta comunque di comodato gratuito. Spese condominiali dell’alloggio del portiere: chi le paga La gestione delle spese dipende dal regolamento condominiale e dal contratto di comodato, ma in generale la suddivisione è chiara. A carico del condominio: A carico del portiere: Chi paga luce, acqua e riscaldamento del portiere Il Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro (CCNL) per i portieri stabilisce chiaramente la ripartizione delle utenze: Se l’impianto di riscaldamento non è funzionante o non viene fornito, il portiere ha diritto a un’indennità sostitutiva, anch’essa a carico dei condomini. Le altre utenze (come il gas per cucinare o eventuali abbonamenti personali) restano invece di competenza del portiere. Come evitare conflitti: consigli per amministratori e condomini Per prevenire malintesi e discussioni, è fondamentale che l’amministratore condominiale specifichi tutto per iscritto.Nel regolamento condominiale e nel contratto di comodato dovrebbero essere indicati: Una gestione chiara e trasparente tutela sia il condominio che il portiere, evitando future controversie. In sintesi L’alloggio del portiere è un bene comune del condominio, concesso in comodato d’uso gratuito per agevolare il lavoro di sorveglianza e custodia.Le spese di manutenzione e riscaldamento restano a carico del condominio, mentre le utenze personali e i tributi domestici spettano al portiere. Stabilire tutto in modo preciso nel regolamento condominiale e nel contratto è la chiave per garantire serenità e collaborazione tra tutte le parti coinvolte.

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COME RICHIEDERE E UTILIZZARE IL BONUS PSICOLOGO 2025

Con la circolare n. 124 dell’11 settembre 2025, l’INPS ha fornito le istruzioni pratiche per individuare i beneficiari del contributo destinato a coprire le spese per le sedute di psicoterapia, nonché le modalità di presentazione delle domande e di erogazione del sostegno economico per l’anno 2025. Le indicazioni seguono l’entrata in vigore del decreto del Ministro della Salute, emanato congiuntamente al Ministro dell’Economia e delle Finanze il 10 luglio 2025 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 184 del 9 agosto 2025. La misura è stata resa permanente dall’articolo 1, comma 538, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 (legge di Bilancio 2023). Il decreto ministeriale del 10 luglio 2025 (D.I. 2025) disciplina le modalità di presentazione delle istanze e di erogazione del beneficio per il 2025, oltre a stabilire la ripartizione delle risorse tra Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano-Alto Adige per gli anni 2024 e 2025. Il contributo può essere richiesto una sola volta per ogni anno da chi, al momento della domanda, soddisfi i seguenti requisiti: Il sostegno economico, che non può superare l’importo di 1.500 euro a persona, è differenziato in base al valore dell’ISEE del richiedente: Le domande per il 2025 potranno essere inoltrate dal 15 settembre al 14 novembre 2025. Al momento della richiesta, il cittadino deve essere in possesso di un’attestazione ISEE valida e conforme. Qualora l’ISEE presenti omissioni o difformità, sarà necessario presentare una nuova DSU per regolarizzare la posizione e permettere la valutazione dell’istanza. Terminate le procedure di presentazione, saranno predisposte graduatorie distinte per ciascuna Regione e Provincia autonoma, sulla base del valore ISEE (dal più basso) e, in caso di parità, dell’ordine cronologico delle domande. Gli esiti saranno comunicati via SMS o e-mail e resi disponibili online nella sezione “Ricevute e provvedimenti”. In caso di accoglimento, il provvedimento indicherà sia l’importo del beneficio riconosciuto sia il codice univoco personale. Tale codice dovrà essere fornito allo psicoterapeuta per ogni seduta, scegliendolo tra i professionisti aderenti all’iniziativa e iscritti all’albo degli psicologi con annotazione come psicoterapeuti, segnalati al Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP). Il pagamento, fino a un massimo di 50 euro per seduta, sarà corrisposto direttamente al professionista nelle modalità da lui indicate: i beneficiari, quindi, non riceveranno alcun accredito diretto. Il contributo dovrà essere utilizzato entro 270 giorni dalla pubblicazione delle graduatorie; decorso tale termine, il codice univoco verrà automaticamente annullato. A partire dal 2025, è introdotta una novità: i beneficiari che non svolgano almeno una seduta entro 60 giorni dalla comunicazione di accoglimento decadono dal diritto al contributo, con conseguente scorrimento delle graduatorie (una sola volta). Per questo motivo, i professionisti sono tenuti a confermare tempestivamente la prima seduta, comunque non oltre il limite dei 60 giorni.

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AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO: COMPITI LEGALI E RUOLO SOCIALE

Quando pensiamo all’amministratore di condominio, di solito lo immaginiamo come la persona che riscuote le spese, convoca le assemblee e controlla i conti. Tutto vero. Ma questa visione è limitata. Nella realtà quotidiana, l’amministratore svolge un ruolo molto più ampio: non è solo un professionista regolato dal codice civile, ma anche un punto di riferimento sociale, capace di migliorare la convivenza condominiale. Cosa dice la legge Il codice civile (artt. 1129 e 1130) stabilisce i principali compiti dell’amministratore di condominio: Questi doveri sono chiari, ma chi vive in condominio sa che non bastano. Nella vita di tutti i giorni emergono conflitti, rapporti umani difficili e problemi pratici che richiedono sensibilità e mediazione. Il ruolo sociale dell’amministratore di condominio 1. Mediatore nei conflitti Un cane che abbaia di notte, un parcheggio conteso, rumori fastidiosi. In teoria basta applicare il regolamento condominiale. In pratica, un bravo amministratore sceglie la mediazione: convoca le parti, stimola il dialogo e cerca soluzioni condivise. Così evita tensioni e costose cause legali. 2. Educatore alla sicurezza Impianti elettrici obsoleti, scale non a norma, garage pericolosi: un amministratore attento non si limita a segnalare il problema. Convoca assemblee straordinarie, coinvolge esperti e sensibilizza i condomini. Diventa così un vero promotore della sicurezza comune. 3. Promotore di inclusione Una famiglia con un figlio disabile chiede una rampa per accedere all’edificio. Alcuni vicini si oppongono per motivi estetici. L’amministratore ricorda la legge 13/1989 e spiega che il diritto all’accessibilità viene prima. Grazie a un approccio pratico e rispettoso, la rampa viene realizzata. 4. Facilitatore di solidarietà La legge obbliga ad agire contro i morosi (art. 63 disp. att. c.c.). Ma se un pensionato non riesce a pagare, l’amministratore può proporre un piano di rientro sostenibile, approvato dall’assemblea. In questo modo tutela il condominio senza penalizzare chi attraversa un momento difficile. 5. Diffusore di informazione civica Normative energetiche, bonus edilizi, nuove regole sulla sicurezza: spesso i condomini faticano a capirle. Alcuni amministratori organizzano incontri o inviano guide semplificate. Un servizio in più che rende i condomini protagonisti consapevoli delle decisioni. Perché il ruolo sociale è fondamentale Un condominio non è soltanto un insieme di appartamenti: è una piccola comunità. In sintesi, l’amministratore di condominio è sì un professionista regolato dalla legge, ma può essere molto di più: Ogni condominio è lo specchio in miniatura della società. E l’amministratore, con il suo lavoro spesso silenzioso, contribuisce ogni giorno a renderla più giusta, civile e vivibile.

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GESTIONE CONDOMINIALE E AMMINISTRATORE: DIFFERENZE, RUOLI E RESPONSABILITA’

Nel linguaggio comune capita spesso di usare i termini gestione condominiale e amministratore di condominio come se fossero sinonimi. In realtà non lo sono: rappresentano due concetti distinti, anche se strettamente collegati.Capire questa differenza è utile non solo per chi vive in condominio, ma anche per chi lavora nel settore immobiliare. Cos’è la gestione condominiale La gestione condominiale è molto più di una persona che firma documenti o convoca assemblee.Si tratta di un processo complesso e multidimensionale che ha l’obiettivo di garantire il buon funzionamento, la conservazione e la valorizzazione di un condominio. In concreto, comprende: La gestione condominiale, quindi, non si esaurisce in una sola figura: può essere affidata a un amministratore, a uno studio professionale o addirittura a una società che si avvale di contabili, tecnici, legali e consulenti. Chi è l’amministratore di condominio L’amministratore di condominio, invece, è la persona fisica o giuridica che riceve formale incarico dall’assemblea per rappresentare legalmente il condominio (art. 1129 del Codice Civile). I suoi compiti principali sono: È quindi il regista della gestione condominiale, ma non coincide con essa: coordina le attività, organizza le risorse e, quando serve, si avvale di un team di supporto. Un esempio concreto Immaginiamo un grande condominio con impianto di riscaldamento centralizzato, ascensore, autorimessa e aree verdi. La differenza in una frase 👉 L’amministratore è il regista.👉 La gestione condominiale è lo spettacolo intero: dalle luci alla scenografia, fino al rapporto con il pubblico. Per questo, la qualità della vita condominiale non dipende solo dalla professionalità dell’amministratore, ma anche da una gestione ben strutturata, strumenti tecnologici adeguati e soprattutto dalla collaborazione dei condomini stessi.

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FONDO ALIMENTARE 2025: AL VIA LA ”CARTA DEDICATA A TE”

Con il messaggio n. 2519 del 1° settembre 2025, l’INPS ha fornito tutte le istruzioni operative per l’accesso e la gestione del Fondo Alimentare 2025 – Carta Dedicata a te, lo strumento con cui il Governo sostiene le famiglie in difficoltà nell’acquisto di generi alimentari di prima necessità. Chi sono i beneficiari La misura, come già negli anni precedenti, è destinata ai nuclei familiari residenti in Italia che rispettano alcuni requisiti.Non è prevista la presentazione di una domanda: i beneficiari vengono individuati direttamente dall’INPS e dai Comuni in base agli elenchi già disponibili. Per accedere alla carta è necessario che: La data di riferimento per la verifica dei requisiti è il 12 agosto 2025, giorno di pubblicazione del Decreto Interministeriale in Gazzetta Ufficiale. Chi resta escluso Il contributo non è riconosciuto ai nuclei che già percepiscono altre misure di sostegno economico, come l’Assegno di inclusione, il Reddito di cittadinanza, la Carta acquisti o qualsiasi altro sussidio erogato a livello nazionale, regionale o comunale.Sono esclusi anche i nuclei in cui almeno un componente percepisca ammortizzatori sociali quali NASpI, DIS-COLL, indennità di mobilità, cassa integrazione o analoghe forme di integrazione salariale e sostegno alla disoccupazione. Cosa si può acquistare Il contributo, pari a 500 euro, potrà essere utilizzato esclusivamente per comprare beni alimentari di prima necessità, elencati nell’allegato al decreto attuativo.Rientrano tra i prodotti ammessi: Sono invece escluse le bevande alcoliche. Gli acquisti potranno essere effettuati in tutti i negozi che vendono generi alimentari, mentre gli esercizi che avranno sottoscritto un’apposita convenzione con il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (MASAF) garantiranno anche sconti aggiuntivi ai titolari della carta. Modalità di utilizzo e scadenze Le carte sono nominative e vengono rese operative a partire da settembre 2025, con l’accredito del contributo. I beneficiari dovranno recarsi agli uffici postali per il ritiro, seguendo un calendario di scaglionamento predisposto. Attenzione però alle scadenze: Conferme e nuove emissioni Per chi ha già beneficiato della misura negli anni passati, nulla cambia: la carta in loro possesso sarà automaticamente ricaricata con l’importo previsto.Soltanto i nuovi beneficiari o coloro che hanno smarrito la tessera dovranno recarsi in posta per ritirarne una nuova.

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PERMESSI E CONGEDI: LE OPPORTUNITA’ PER CHI SI PRENDE CURA DI UNA FAMILIARE

Chi si trova ad assistere un familiare con disabilità sa bene quanto possa essere complesso conciliare i tempi di cura con quelli del lavoro. Proprio per questo la legge prevede una serie di tutele che consentono ai lavoratori dipendenti di usufruire di permessi e congedi retribuiti, pensati per alleggerire il carico familiare. I permessi retribuiti La misura più conosciuta è quella dei permessi previsti dalla Legge 104/1992: fino a tre giorni al mese, che possono anche essere frazionati in ore. Ne possono beneficiare i genitori, il coniuge, il convivente di fatto o altri familiari fino al secondo grado (e in alcuni casi anche fino al terzo).Un aspetto importante da ricordare è che questi giorni possono essere richiesti da più familiari che assistono la stessa persona, ma non nello stesso giorno. Il prolungamento del congedo parentale Per i genitori di figli con disabilità grave, esiste una possibilità aggiuntiva: fino ai 12 anni del bambino, è previsto un prolungamento del congedo parentale che può arrivare a un massimo di tre anni complessivi. Questa misura rappresenta un’alternativa ai permessi mensili e consente di seguire più da vicino la crescita del figlio nei momenti più delicati. Il congedo straordinario Infine, c’è il congedo straordinario retribuito, pensato per le situazioni che richiedono una presenza costante. Può durare fino a due anni nell’arco della vita lavorativa e viene concesso secondo un ordine di priorità: prima il coniuge o convivente, poi i genitori, i figli e infine i fratelli o le sorelle. Per ottenerlo è necessario convivere con la persona da assistere e, a differenza dei permessi, non può essere fruito negli stessi giorni da più familiari. In pratica Permessi e congedi rappresentano strumenti fondamentali per chi deve garantire assistenza quotidiana a un familiare con disabilità. La normativa prevede diverse opzioni, che si adattano alle diverse situazioni familiari ed età del soggetto assistito.Per scegliere la soluzione più adatta è sempre bene valutare attentamente la propria posizione lavorativa e le necessità di cura, così da organizzare al meglio tempi e risorse, senza rinunciare al diritto all’assistenza.

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SERVIZI CONDOMINIALI SOSPENDIBILI: DIRITTO, DISCREZIONALITA’ E RESPONSABILITA’

Quando un condomino non paga regolarmente le spese, l’amministratore ha la possibilità – ma non l’obbligo – di sospendergli alcuni servizi comuni. Questa facoltà è prevista dall’art. 63 delle disposizioni attuative del codice civile e può essere esercitata solo dopo almeno sei mesi di morosità. Non si tratta però di una regola automatica: la decisione va valutata caso per caso, bilanciando da un lato il diritto del singolo proprietario e dall’altro la tutela dell’intera collettività condominiale. La legge e la giurisprudenza precisano che i servizi che si possono sospendere sono soltanto quelli non essenziali e tecnicamente separabili, cioè che possono essere interrotti al condomino moroso senza pregiudicare l’uso da parte degli altri. Per questo motivo, la gamma di servizi effettivamente sospendibili è piuttosto limitata. Non rientrano ad esempio tra i servizi sospendibili il riscaldamento centralizzato e l’acqua potabile, perché strettamente legati alla salute e all’abitabilità dell’alloggio. Più discutibile invece è il caso dell’ascensore: in linea di principio può essere escluso al moroso, ma non se lui o un suo familiare hanno disabilità che rendono le scale impraticabili. Altri servizi che possono essere sospesi, se tecnicamente possibile, sono il citofono o videocitofono, l’antenna satellitare condominiale, l’uso della piscina comune o alcune prestazioni del portiere, come il ritiro della posta o dei pacchi. Rimane invece dubbio il tema del cancello automatico, che incide anche sulla sicurezza: in alcuni casi si può disattivare solo il telecomando, lasciando comunque l’accesso con la chiave. Prima di sospendere un servizio, l’amministratore deve compiere una serie di verifiche: accertare che la morosità duri da oltre sei mesi, controllare che il servizio non sia essenziale, valutare la fattibilità tecnica e i costi dell’operazione, oltre a documentare ogni passaggio per evitare contestazioni. Non è obbligatorio avvisare formalmente il condomino, ma è comunque consigliabile farlo, sia per correttezza che per tutelarsi in eventuali cause. Anche i costi della sospensione meritano attenzione: inizialmente è il condominio a doverli anticipare, ma restano a carico del condomino moroso, che dovrà rimborsarli in un secondo momento. Va sottolineato però che l’amministratore non può agire in modo arbitrario. Se la sospensione è eccessiva o riguarda un servizio essenziale, rischia di rispondere civilmente per danni e, in situazioni più gravi, persino penalmente. Per questo è sempre consigliabile valutare l’impatto della decisione e, se possibile, cercare prima un accordo con il moroso, magari con un piano di rientro. In definitiva, la sospensione dei servizi è uno strumento legittimo che il legislatore mette a disposizione, ma che deve essere usato con prudenza. Più che un’arma punitiva, dovrebbe rappresentare l’ultima possibilità, da applicare solo quando ogni altra soluzione è fallita. L’amministratore, quindi, non è solo un gestore tecnico, ma sempre più una figura che deve coniugare competenze giuridiche e sensibilità umana.

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