Senza categoria

SPESE CONDOMINIALI: SI POSSONO DIVIDERE IN PARTI UGUALI?

Nel condominio la regola generale prevede che le spese comuni vengano ripartite secondo il valore millesimale di ciascuna unità immobiliare. Tuttavia, questo criterio non è inderogabile: esistono casi in cui i costi possono essere suddivisi in misura uguale tra tutti i proprietari, ma solo a determinate condizioni. Vediamo nel dettaglio quando ciò è consentito dalla legge. Il criterio ordinario: proporzionalità ai millesimi Il riferimento normativo principale è l’art. 1123 del codice civile, secondo cui le spese necessarie per la conservazione e il godimento delle parti comuni, per i servizi di interesse comune e per le innovazioni deliberate dall’assemblea, devono essere sostenute dai condomini in proporzione al valore della proprietà di ciascuno, salvo diverso accordo. Il principio di fondo è quindi quello della proporzionalità: chi possiede una quota maggiore dell’edificio contribuisce in misura maggiore alle spese comuni. La possibilità di una diversa ripartizione Lo stesso articolo, però, prevede espressamente la possibilità di una “diversa convenzione”. Ciò significa che i condomini possono accordarsi per adottare un criterio alternativo rispetto a quello millesimale, ad esempio una suddivisione delle spese in parti uguali tra tutte le unità immobiliari. La giurisprudenza ha confermato questa possibilità. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22824/2013, ha chiarito che il criterio legale può essere derogato, purché vi sia un accordo valido e unanime tra tutti i condomini. In tal caso, la scelta di dividere i costi in modo paritario è legittima, anche se comporta effetti economici differenti rispetto alla ripartizione proporzionale. Non basta la maggioranza assembleare È importante precisare che una semplice delibera approvata a maggioranza non è sufficiente per modificare i criteri di ripartizione delle spese. Una decisione di questo tipo sarebbe in contrasto con l’art. 1123 c.c. e potrebbe essere impugnata. Per introdurre un criterio diverso è necessario il consenso unanime di tutti i proprietari, formalizzato in un’apposita convenzione. Come deve essere formalizzato l’accordo L’accordo unanime può risultare: Affinché la deroga sia opponibile anche ai futuri acquirenti, è necessario che la clausola sia inserita nel regolamento contrattuale e richiamata nei singoli atti di trasferimento, oppure che sia adeguatamente trascritta nei pubblici registri immobiliari. In assenza di tali presupposti, il nuovo proprietario potrebbe non essere vincolato al criterio di ripartizione diverso da quello legale. In conclusione La suddivisione delle spese condominiali in parti uguali è possibile, ma rappresenta un’eccezione rispetto alla regola generale della proporzionalità ai millesimi. Per essere valida ed efficace, richiede l’accordo unanime di tutti i condomini e una corretta formalizzazione giuridica, soprattutto per garantire la sua efficacia nei confronti dei successivi acquirenti.

SPESE CONDOMINIALI: SI POSSONO DIVIDERE IN PARTI UGUALI? Leggi tutto »

BONUS E AGEVOLAZIONI PER REDDITI BASSI NEL 2026: COSA CAMBIA E COME ACCEDERVI

Anche nel 2026 le famiglie con redditi medio-bassi possono accedere a numerosi bonus e agevolazioni pubbliche. Il sistema degli incentivi viene in parte confermato e in parte rinnovato, con importanti novità legate soprattutto al nuovo calcolo dell’ISEE, entrato in vigore dal 1° gennaio 2026. Per ottenere qualsiasi prestazione agevolata è indispensabile presentare la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU), documento necessario per il rilascio dell’ISEE. Il nostro CAF e Patronato offre assistenza completa nella compilazione e nell’aggiornamento della DSU, nonché nella presentazione delle domande all’INPS e agli enti competenti. Nuovo calcolo ISEE 2026: più vantaggi per famiglie e nuclei numerosi Con l’ultima legge di bilancio, l’INPS ha chiarito le nuove modalità di calcolo dell’ISEE, che risultano più favorevoli per molte famiglie: Queste modifiche determinano, in molti casi, un abbassamento dell’ISEE, consentendo l’accesso a bonus prima esclusi o a importi più elevati. Bonus luce e gas 2026 Il bonus sociale per energia elettrica e gas viene riconosciuto automaticamente dopo verifica dei requisiti tramite il Sistema Informativo Integrato. Bonus energia elettrica L’importo varia in base alla composizione del nucleo familiare: Bonus gas L’importo dipende da: Gli importi variano indicativamente: Soglie ISEE: Bonus per disagio fisico e patologie gravi È confermato il contributo per famiglie in cui sia presente una persona affetta da gravi patologie che richiedono l’uso continuativo di apparecchiature elettromedicali. Il beneficio è calcolato sull’extra consumo energetico: La domanda può essere presentata presso il Comune di residenza, tramite CAF o enti convenzionati. Carte per le spese essenziali Carta Acquisti Prevede un contributo di 80 euro ogni due mesi per: È utilizzabile per alimenti, farmaci e bollette.La richiesta può essere presentata tramite Poste Italiane, INPS o CAF. Carta “Dedicata a Te” Contributo una tantum di 500 euro per beni di prima necessità, destinato a nuclei con ISEE fino a 15.000 euro, individuati da INPS e Comuni. Incentivi per famiglie con figli Le domande si presentano tramite portale INPS, con il supporto del CAF. Bonus psicologo e agevolazioni scuola Aggiornamento ISEE e scadenze INPS Tutti gli ISEE elaborati nel 2025 sono scaduti il 31 dicembre 2025.Chi beneficia di prestazioni legate all’ISEE deve presentare il nuovo documento: Le domande respinte con il vecchio ISEE saranno riesaminate automaticamente con il nuovo calcolo, senza ulteriori adempimenti.

BONUS E AGEVOLAZIONI PER REDDITI BASSI NEL 2026: COSA CAMBIA E COME ACCEDERVI Leggi tutto »

POSTO AUTO PER DISABILI IN CONDOMINIO: OBBLIGHI DELL’AMMINISTRATORE E DECISIONE DELL’ASSEMBLEA

La gestione dei posti auto condominiali è una delle questioni che più frequentemente genera contestazioni tra i condòmini, soprattutto negli edifici in cui gli spazi sono limitati. La situazione si complica ulteriormente quando nel condominio risiede una persona con disabilità motoria, che ha l’esigenza concreta di parcheggiare il proprio veicolo in prossimità dell’ingresso dell’edificio. In questi casi, è fondamentale che amministratore e assemblea conoscano i limiti delle proprie decisioni e gli obblighi imposti dalla legge, per evitare delibere illegittime e contenziosi. Il diritto all’accessibilità prevale sulle regole condominiali L’ordinamento italiano tutela in modo particolare le persone con disabilità, soprattutto con riferimento all’accesso all’abitazione e all’eliminazione delle barriere architettoniche. Secondo un orientamento ormai consolidato della giurisprudenza, il diritto all’accessibilità prevale sulle regole di pari utilizzo delle parti comuni, come quelle che disciplinano la turnazione o l’assegnazione dei posti auto. Ciò significa che, quando un condomino ha una reale difficoltà di deambulazione, il condominio deve adottare soluzioni idonee a consentirgli di raggiungere la propria abitazione in modo agevole e sicuro, anche derogando alle regole ordinarie di utilizzo del parcheggio condominiale. Posto auto riservato anche in presenza di spazi limitati Uno degli errori più comuni è ritenere che, in mancanza di posti auto sufficienti per tutti, il condominio non sia tenuto a riservare un parcheggio alla persona con disabilità. In realtà, la scarsità di spazio non giustifica il diniego. La giurisprudenza ha chiarito che: Il posto auto riservato deve essere collocato, ove possibile, il più vicino possibile all’ingresso e in una posizione che consenta una fruizione autonoma degli spazi comuni. Il ruolo dell’assemblea e i doveri dell’amministratore L’assemblea condominiale può disciplinare l’uso dei parcheggi, ma non può adottare delibere che comprimano i diritti fondamentali della persona con disabilità. Nel bilanciamento degli interessi, la tutela dell’accessibilità ha carattere prioritario. L’amministratore di condominio ha un ruolo centrale: Una delibera che neghi il posto auto necessario al condomino con disabilità è annullabile perché contraria alla legge e può esporre il condominio a contenziosi giudiziari. Il posto auto per disabili è gratuito? Un tema ricorrente riguarda il pagamento del posto auto, soprattutto nei condomìni in cui l’uso del parcheggio è subordinato a un canone mensile. Quando il posto auto è indispensabile per garantire l’accessibilità della persona con disabilità, non può essere richiesto alcun pagamento. In questo caso, infatti, il parcheggio non rappresenta un servizio aggiuntivo o facoltativo, ma una misura necessaria per eliminare una barriera architettonica o funzionale. Imporre un canone equivarrebbe a introdurre una barriera economica, in contrasto con i principi di uguaglianza sostanziale e non discriminazione. Edifici di nuova costruzione e condomìni esistenti Negli edifici di nuova costruzione trovano applicazione diretta: che prevedono l’obbligo di riservare spazi adeguati alla sosta dei veicoli delle persone con disabilità. Negli edifici più datati, anche se non soggetti a tali obblighi specifici, il diritto al posto auto sussiste comunque e si fonda sull’art. 1102 del Codice Civile, interpretato alla luce dei principi costituzionali. Conclusione: prevenire i conflitti con una corretta gestione condominiale Per evitare controversie e responsabilità, è essenziale che amministratori e assemblee affrontino il tema dei posti auto con un approccio consapevole e conforme alla legge. Quando il parcheggio è necessario per garantire l’accessibilità a una persona con disabilità, deve essere riservato e gratuito, anche a costo di sacrificare interessi secondari degli altri condòmini. Una corretta gestione non tutela solo il condomino con disabilità, ma protegge l’intero condominio da contenziosi e decisioni illegittime.

POSTO AUTO PER DISABILI IN CONDOMINIO: OBBLIGHI DELL’AMMINISTRATORE E DECISIONE DELL’ASSEMBLEA Leggi tutto »

AGEVOLAZIONI FISCALI PER LE PERSONE CON DISABILITA’

Il documento illustra in modo chiaro le principali agevolazioni fiscali previste per le persone con disabilità e per i loro familiari. Vengono spiegati i benefici legati all’acquisto e all’adattamento dei veicoli, alle spese sanitarie, agli ausili tecnici, all’assistenza personale e agli interventi per l’eliminazione delle barriere architettoniche, indicando requisiti, modalità e documentazione necessaria. Sul sito è disponibile l’informativa completa con tutti i dettagli aggiornati e le indicazioni operative.

AGEVOLAZIONI FISCALI PER LE PERSONE CON DISABILITA’ Leggi tutto »

RIFORMA DEL CONDOMINIO, TRA REGOLE PIU’ STRINGENTI E UNA NUOVA STAGIONE NORMATIVA

La nuova proposta di legge sul condominio riaccende un dibattito che, in realtà, non si è mai davvero spento. Al centro della discussione tornano la gestione dei patrimoni condominiali, il ruolo dell’amministratore e la necessità di rafforzare controlli, requisiti professionali e responsabilità. Un tema che interessa non solo gli addetti ai lavori, ma milioni di cittadini coinvolti, ogni giorno, nella vita condominiale. Perché il condominio è ancora un tema aperto La disciplina del condominio è da sempre un terreno complesso. Negli ultimi vent’anni il legislatore ha più volte tentato di mettere ordine a una materia frammentata, spesso affidata alle interpretazioni della giurisprudenza. Molti progetti sono rimasti incompiuti e, di fatto, l’unico intervento davvero strutturato resta la riforma introdotta con la legge n. 220 del 2012. Nel frattempo, però, la gestione degli edifici è diventata sempre più articolata: impianti, sicurezza, adempimenti fiscali, privacy, lavori straordinari. Tutto questo rende evidente come la figura dell’amministratore non possa più essere improvvisata. Da qui nasce l’esigenza di una maggiore professionalizzazione e di una distinzione più netta tra chi gestisce e chi controlla, per ridurre conflitti e contenziosi. È in questo scenario che si inserisce la nuova proposta di legge n. 2962 (AC 2692), depositata alla Camera dei deputati nel novembre 2025 e presentata ufficialmente il 17 dicembre. Il testo, promosso dall’onorevole Elisabetta Gardini con il supporto di un gruppo di esperti, punta a intervenire in modo organico su parti comuni, amministrazione, assemblea e strumenti di controllo. Fin dalle prime settimane, la proposta ha suscitato reazioni contrastanti, anche a causa di anticipazioni e letture parziali. Tuttavia, a ben vedere, molte critiche sembrano riflettere una certa resistenza verso maggiore trasparenza e controllo nella gestione dei beni comuni. Dopo la presentazione ufficiale sono previsti incontri con le parti sociali per lavorare a un testo più condiviso. Nel frattempo, vale la pena analizzare i punti chiave della riforma. Cosa cambia davvero con la nuova proposta Il progetto di legge ha un respiro ampio e ambizioso. L’obiettivo dichiarato è riscrivere buona parte delle norme del codice civile che regolano il condominio e i suoi organi. Uno dei punti più discussi riguarda la figura dell’amministratore: è previsto l’obbligo di una laurea, anche triennale, in materie economiche, giuridiche o tecnico-scientifiche, oltre all’iscrizione in un elenco nazionale pubblico e telematico istituito presso il Ministero delle imprese e del made in Italy. Una scelta che punta chiaramente a innalzare il livello professionale della categoria. Accanto a questo, la proposta introduce la figura del revisore condominiale, un soggetto terzo, indipendente e certificato, incaricato di verificare la contabilità e certificare il rendiconto. Anche qui l’intento è chiaro: ridurre il contenzioso e offrire maggiori garanzie sia ai condomini sia agli amministratori. I rendiconti certificati dovrebbero inoltre essere depositati presso la Camera di Commercio competente. Nel complesso, emerge la volontà di trasformare in norma molti orientamenti giurisprudenziali ormai consolidati, cercando di dare risposte definitive alle criticità emerse dopo la riforma del 2012. Più regole, più controlli, più chiarezza Uno dei fili conduttori dell’intera proposta è la trasparenza. A partire dalla durata dell’incarico dell’amministratore, fissata in un anno con rinnovo automatico, salvo diversa decisione dell’assemblea. Diventa centrale anche il tema dell’assicurazione professionale: la polizza di responsabilità civile, prima facoltativa, diventa una condizione essenziale per la validità della nomina, salvo dispensa espressa dell’assemblea. Un passaggio che rafforza le tutele per i condomini. Sul piano finanziario, la riforma chiarisce che tutti i pagamenti, in entrata e in uscita, devono transitare su un conto corrente dedicato al condominio. Di fatto, viene sancito il divieto di utilizzo del contante, aumentando la tracciabilità dei flussi economici e riducendo le zone d’ombra. Il nuovo equilibrio tra amministratore e assemblea Il rendiconto condominiale viene al centro della riforma. Sono previsti tempi più stringenti per la sua presentazione e criteri più dettagliati per la redazione, con l’obiettivo di renderlo più chiaro e comprensibile. Si introduce anche l’obbligo di una certificazione annuale della sicurezza delle parti comuni, affidata a società specializzate. Inoltre, vengono ampliati i poteri dell’amministratore in caso di urgenza, includendo la possibilità di intervenire per la messa a norma degli impianti anche in presenza di inerzia dell’assemblea. Quest’ultima vede comunque rafforzate le proprie competenze, soprattutto in materia di privacy e trattamento dei dati personali. Sul fronte della formazione, l’aggiornamento professionale obbligatorio passa da quindici a venti ore annue, mentre l’esercizio della professione senza iscrizione all’elenco nazionale viene espressamente sanzionato. Le questioni aperte e i possibili correttivi Accanto agli aspetti innovativi, non mancano le criticità. Positiva appare l’idea di rendere più semplice l’avvio dei lavori straordinari, collegando la costituzione del fondo speciale all’approvazione del preventivo e non più all’intero importo dei lavori. Restano però alcune questioni aperte. La tutela dei creditori del condominio, che potrebbero agire direttamente sul conto corrente per l’intero credito, rischia di penalizzare i condomini in regola con i pagamenti. Dubbi emergono anche sull’estensione dei poteri dei rappresentanti nei supercondomini alle attività straordinarie. Inoltre, colpisce l’assenza di qualsiasi riferimento al riconoscimento della piena personalità giuridica del condominio. Infine, resta da valutare l’impatto economico della riforma: più obblighi, più controlli e più adempimenti potrebbero tradursi in costi maggiori per i condomini. Si tratta però di elementi fisiologici in una riforma di ampio respiro, che potranno essere affinati durante l’iter parlamentare, anche introducendo correttivi a tutela dei condomini virtuosi e chiarendo meglio ruoli e responsabilità degli organi di gestione e controllo.

RIFORMA DEL CONDOMINIO, TRA REGOLE PIU’ STRINGENTI E UNA NUOVA STAGIONE NORMATIVA Leggi tutto »

BONUS RISTRUTTURAZIONI ED ECOBONUS: PROPROGA PER IL 2026

Il Documento Programmatico di Bilancio (DPB) 2026–2028, inviato dal Governo alla Commissione Europea e al Parlamento italiano, conferma la proroga per tutto il 2026 delle attuali agevolazioni fiscali per interventi di ristrutturazione edilizia e di efficientamento energetico. Aliquote confermate Per il 2026 restano in vigore le seguenti percentuali di detrazione: Senza la proroga, le aliquote sarebbero scese — come previsto dalla Legge di Bilancio 2024 — al 36% per la prima casa e al 30% per le seconde abitazioni a partire dal 2026. Interventi ammessi Rientrano nei bonus edilizi 2026 tutti gli interventi già previsti dai due principali incentivi: Spese ammissibili Oltre ai lavori, sono detraibili anche le spese professionali connesse: Limiti e modalità di detrazione

BONUS RISTRUTTURAZIONI ED ECOBONUS: PROPROGA PER IL 2026 Leggi tutto »

PENSIONATI 2024: QUANDO LA PENSIONE SI PUO’ CUMULARE CON LAVORO AUTONOMO E QUANDO NO

Ogni anno l’INPS ricorda ai pensionati le regole da seguire se, oltre alla pensione, svolgono anche un’attività lavorativa.Per il 2024, chi è andato in pensione entro quest’anno e ha guadagnato qualcosa da lavoro autonomo (cioè attività svolta in proprio, anche occasionale) deve comunicarlo all’INPS entro il 31 ottobre 2025.La data è la stessa prevista per la dichiarazione dei redditi. Non tutti, però, devono fare questa comunicazione.Sono esclusi dall’obbligo i pensionati di vecchiaia, quelli di anzianità e chi percepisce un assegno o una pensione di invalidità con decorrenza anteriore al 31 dicembre 1994.Non devono dichiarare nemmeno coloro che hanno maturato almeno 40 anni di contributi, perché per loro non valgono più i limiti di cumulo tra pensione e redditi da lavoro. I limiti al cumulo restano invece per alcune categorie di pensionati.Ad esempio, per chi riceve un assegno o una pensione di invalidità più alta del trattamento minimo, ma ha meno di 40 anni di contributi e continua a lavorare, sia come dipendente sia come autonomo.In questi casi, se i redditi da lavoro superano il trattamento minimo annuo, l’INPS può applicare delle riduzioni sulla pensione.Lo stesso vale per i pensionati di anzianità che hanno trasformato il loro rapporto di lavoro da tempo pieno a part-time. Le trattenute vengono fatte in modo diverso a seconda del tipo di lavoro.Se si tratta di lavoro dipendente, il datore di lavoro trattiene il 50% della parte di pensione che supera il trattamento minimo e versa la somma all’ente previdenziale.Se invece si tratta di lavoro autonomo, la trattenuta è pari al 30% della parte di pensione che supera il trattamento minimo, ma non può superare il 30% del reddito guadagnato. Anche chi lavora all’estero deve comunicare la propria attività all’INPS, indicando la data di inizio, il numero di giornate lavorate e l’importo mensile della retribuzione. Nel comunicare i redditi da lavoro autonomo, bisogna indicare gli importi al netto dei contributi previdenziali e assistenziali, ma prima delle tasse.Chi svolge un’attività d’impresa può anche sottrarre eventuali perdite deducibili dell’anno di riferimento. È importante non dimenticare questa comunicazione: chi non la presenta rischia una sanzione pesante, pari a un intero anno di pensione percepita nel periodo in questione. Infine, per l’anno successivo (cioè il 2025), l’INPS permette di inviare anche una dichiarazione preventiva, dove il pensionato indica quanto prevede di guadagnare.In questo modo, l’ente potrà calcolare in anticipo eventuali trattenute provvisorie, che poi saranno regolate in base al reddito effettivo.

PENSIONATI 2024: QUANDO LA PENSIONE SI PUO’ CUMULARE CON LAVORO AUTONOMO E QUANDO NO Leggi tutto »

ALLOGGIO DEL PORTIERE: CHI PAGA LE SPESE CONDOMINIALI, LE BOLLETTE E IL RISCALDAMENTO?

Meta description (160 caratteri):Scopri chi paga le spese e le bollette dell’alloggio del portiere: cosa dice la legge, come funziona il comodato gratuito e cosa prevede il CCNL. Il ruolo del portiere nei condomìni: una figura indispensabile Nei condomìni di grandi dimensioni, soprattutto nelle città, la figura del portiere è ancora oggi una presenza preziosa.Si occupa della sorveglianza, della custodia dello stabile, della gestione delle chiavi e della pulizia degli spazi comuni. È la persona che garantisce sicurezza, ordine e disponibilità quotidiana ai residenti. Per agevolare il suo lavoro, molti condomìni mettono a disposizione del portiere un piccolo appartamento all’interno dell’edificio, spesso offerto in comodato d’uso gratuito.Ma chi paga le spese relative a questa abitazione? E a chi spettano le bollette? L’alloggio del portiere è una parte comune del condominio Secondo il Codice Civile, l’alloggio del portiere rientra tra le parti comuni dell’edificio. È considerato un “locale di servizio comune”, al pari della portineria o della lavanderia condominiale. Questo significa che l’appartamento non è di proprietà del portiere, ma del condominio nel suo complesso.Di conseguenza, tutte le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria — come tinteggiature, riparazioni o lavori agli impianti — vengono suddivise tra i condomini, in base ai millesimi o a quanto stabilito dal regolamento. Comodato d’uso gratuito: cosa significa per il portiere Quando l’alloggio viene concesso in comodato d’uso gratuito, il portiere può utilizzarlo senza pagare un affitto.Questo tipo di contratto serve a garantire la sua presenza costante nello stabile, ma prevede anche alcuni obblighi: Anche se l’accordo prevede un piccolo rimborso per le utenze, il contratto resta comunque di comodato gratuito. Spese condominiali dell’alloggio del portiere: chi le paga La gestione delle spese dipende dal regolamento condominiale e dal contratto di comodato, ma in generale la suddivisione è chiara. A carico del condominio: A carico del portiere: Chi paga luce, acqua e riscaldamento del portiere Il Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro (CCNL) per i portieri stabilisce chiaramente la ripartizione delle utenze: Se l’impianto di riscaldamento non è funzionante o non viene fornito, il portiere ha diritto a un’indennità sostitutiva, anch’essa a carico dei condomini. Le altre utenze (come il gas per cucinare o eventuali abbonamenti personali) restano invece di competenza del portiere. Come evitare conflitti: consigli per amministratori e condomini Per prevenire malintesi e discussioni, è fondamentale che l’amministratore condominiale specifichi tutto per iscritto.Nel regolamento condominiale e nel contratto di comodato dovrebbero essere indicati: Una gestione chiara e trasparente tutela sia il condominio che il portiere, evitando future controversie. In sintesi L’alloggio del portiere è un bene comune del condominio, concesso in comodato d’uso gratuito per agevolare il lavoro di sorveglianza e custodia.Le spese di manutenzione e riscaldamento restano a carico del condominio, mentre le utenze personali e i tributi domestici spettano al portiere. Stabilire tutto in modo preciso nel regolamento condominiale e nel contratto è la chiave per garantire serenità e collaborazione tra tutte le parti coinvolte.

ALLOGGIO DEL PORTIERE: CHI PAGA LE SPESE CONDOMINIALI, LE BOLLETTE E IL RISCALDAMENTO? Leggi tutto »

COME RICHIEDERE E UTILIZZARE IL BONUS PSICOLOGO 2025

Con la circolare n. 124 dell’11 settembre 2025, l’INPS ha fornito le istruzioni pratiche per individuare i beneficiari del contributo destinato a coprire le spese per le sedute di psicoterapia, nonché le modalità di presentazione delle domande e di erogazione del sostegno economico per l’anno 2025. Le indicazioni seguono l’entrata in vigore del decreto del Ministro della Salute, emanato congiuntamente al Ministro dell’Economia e delle Finanze il 10 luglio 2025 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 184 del 9 agosto 2025. La misura è stata resa permanente dall’articolo 1, comma 538, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 (legge di Bilancio 2023). Il decreto ministeriale del 10 luglio 2025 (D.I. 2025) disciplina le modalità di presentazione delle istanze e di erogazione del beneficio per il 2025, oltre a stabilire la ripartizione delle risorse tra Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano-Alto Adige per gli anni 2024 e 2025. Il contributo può essere richiesto una sola volta per ogni anno da chi, al momento della domanda, soddisfi i seguenti requisiti: Il sostegno economico, che non può superare l’importo di 1.500 euro a persona, è differenziato in base al valore dell’ISEE del richiedente: Le domande per il 2025 potranno essere inoltrate dal 15 settembre al 14 novembre 2025. Al momento della richiesta, il cittadino deve essere in possesso di un’attestazione ISEE valida e conforme. Qualora l’ISEE presenti omissioni o difformità, sarà necessario presentare una nuova DSU per regolarizzare la posizione e permettere la valutazione dell’istanza. Terminate le procedure di presentazione, saranno predisposte graduatorie distinte per ciascuna Regione e Provincia autonoma, sulla base del valore ISEE (dal più basso) e, in caso di parità, dell’ordine cronologico delle domande. Gli esiti saranno comunicati via SMS o e-mail e resi disponibili online nella sezione “Ricevute e provvedimenti”. In caso di accoglimento, il provvedimento indicherà sia l’importo del beneficio riconosciuto sia il codice univoco personale. Tale codice dovrà essere fornito allo psicoterapeuta per ogni seduta, scegliendolo tra i professionisti aderenti all’iniziativa e iscritti all’albo degli psicologi con annotazione come psicoterapeuti, segnalati al Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP). Il pagamento, fino a un massimo di 50 euro per seduta, sarà corrisposto direttamente al professionista nelle modalità da lui indicate: i beneficiari, quindi, non riceveranno alcun accredito diretto. Il contributo dovrà essere utilizzato entro 270 giorni dalla pubblicazione delle graduatorie; decorso tale termine, il codice univoco verrà automaticamente annullato. A partire dal 2025, è introdotta una novità: i beneficiari che non svolgano almeno una seduta entro 60 giorni dalla comunicazione di accoglimento decadono dal diritto al contributo, con conseguente scorrimento delle graduatorie (una sola volta). Per questo motivo, i professionisti sono tenuti a confermare tempestivamente la prima seduta, comunque non oltre il limite dei 60 giorni.

COME RICHIEDERE E UTILIZZARE IL BONUS PSICOLOGO 2025 Leggi tutto »

AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO: COMPITI LEGALI E RUOLO SOCIALE

Quando pensiamo all’amministratore di condominio, di solito lo immaginiamo come la persona che riscuote le spese, convoca le assemblee e controlla i conti. Tutto vero. Ma questa visione è limitata. Nella realtà quotidiana, l’amministratore svolge un ruolo molto più ampio: non è solo un professionista regolato dal codice civile, ma anche un punto di riferimento sociale, capace di migliorare la convivenza condominiale. Cosa dice la legge Il codice civile (artt. 1129 e 1130) stabilisce i principali compiti dell’amministratore di condominio: Questi doveri sono chiari, ma chi vive in condominio sa che non bastano. Nella vita di tutti i giorni emergono conflitti, rapporti umani difficili e problemi pratici che richiedono sensibilità e mediazione. Il ruolo sociale dell’amministratore di condominio 1. Mediatore nei conflitti Un cane che abbaia di notte, un parcheggio conteso, rumori fastidiosi. In teoria basta applicare il regolamento condominiale. In pratica, un bravo amministratore sceglie la mediazione: convoca le parti, stimola il dialogo e cerca soluzioni condivise. Così evita tensioni e costose cause legali. 2. Educatore alla sicurezza Impianti elettrici obsoleti, scale non a norma, garage pericolosi: un amministratore attento non si limita a segnalare il problema. Convoca assemblee straordinarie, coinvolge esperti e sensibilizza i condomini. Diventa così un vero promotore della sicurezza comune. 3. Promotore di inclusione Una famiglia con un figlio disabile chiede una rampa per accedere all’edificio. Alcuni vicini si oppongono per motivi estetici. L’amministratore ricorda la legge 13/1989 e spiega che il diritto all’accessibilità viene prima. Grazie a un approccio pratico e rispettoso, la rampa viene realizzata. 4. Facilitatore di solidarietà La legge obbliga ad agire contro i morosi (art. 63 disp. att. c.c.). Ma se un pensionato non riesce a pagare, l’amministratore può proporre un piano di rientro sostenibile, approvato dall’assemblea. In questo modo tutela il condominio senza penalizzare chi attraversa un momento difficile. 5. Diffusore di informazione civica Normative energetiche, bonus edilizi, nuove regole sulla sicurezza: spesso i condomini faticano a capirle. Alcuni amministratori organizzano incontri o inviano guide semplificate. Un servizio in più che rende i condomini protagonisti consapevoli delle decisioni. Perché il ruolo sociale è fondamentale Un condominio non è soltanto un insieme di appartamenti: è una piccola comunità. In sintesi, l’amministratore di condominio è sì un professionista regolato dalla legge, ma può essere molto di più: Ogni condominio è lo specchio in miniatura della società. E l’amministratore, con il suo lavoro spesso silenzioso, contribuisce ogni giorno a renderla più giusta, civile e vivibile.

AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO: COMPITI LEGALI E RUOLO SOCIALE Leggi tutto »

Torna in alto